Orientamento sessuale, omosessualità e omofobia

  "L'omofobia e la transfobia violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone. A nessuno può sfuggire che qualunque forma di persecuzione in base all'orientamento sessuale costituisca, sempre e ovunque abbia luogo, una violazione inaccettabile dei diritti umani universali.

Gli atti di intolleranza si esprimono in volenze verbali o derisioni, altre volte danno luogo a minacce, fino a giungere, talora, ad aggressioni fisiche. Si tratta di manifestazioni che feriscono l'intera nostra società, che risulta indebolita nei suoi valori fondamentali di convivenza.

Quando le discriminazioni hanno come bersaglio ragazzi e adolescenti vi è il rischio grave di compromettere fragili equilibri, perchè gli anni della giovinezza sono quelli in cui si costruisce l'accettazione di sè, che è parte importante della futura serenità. Molti giovani sono spesso anche coloro che pongono in essere condotte omofobiche. Così, se alle giovani vittime va prestata un'attenzione particolare, nondimeno bisogna promuovere, soprattutto nei ragazzi, una positiva educazione all'incontro con l'altro.

Senza una cultura dei diritti di ciascuno non si diventa pienamente cittadini.

La considerazione del valore dell'altro, l'accettazione delle differenze, sono alla base di ogni convivenza. A un vigile e proficuo risetto deve essere improntato ciò che dà forma alla vita comune: il linguaggio, la scuola, il discorso pubblico, le pratiche sociali, per una società pienamente solidale."

(Sergio Mattarella -Presidente della Repubblica Italiana- Roma, 17 maggio 2017)

 

    “L’orientamento sessuale si riferisce ad un modello stabile di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale verso gli uomini, le donne, o entrambi i sessi” (American Psychological Association - APA).

 

L’orientamento sessuale è dunque un orientamento verso un sesso (femminile, maschile o entrambi), espresso in termini di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale. Una persona omosessuale è dunque attratta non soltanto sessualmente ma anche affettivamente e romanticamente da un individuo dello stesso sesso.

 

Sono frequenti le persone che si rivolgono ad un terapeuta esperto in tematiche LGBT per poter parlare della propria vita e delle proprie quotidiane difficoltà esistenziali, da una parte senza il timore di essere etichettate come patologiche per il fatto di essere gay, lesbiche o transessuali, dall’altra senza dover impiegare troppo tempo a spiegare tanti aspetti della specificità dell’esperienza LGBT che molti colleghi ignorano.

 

Altre persone, giovani e non, chiedono di essere sostenute rispetto alla confusione e alla difficoltà che provano nel definirsi. Altre ancora chiedono un sostegno nel percorso che li porterà a fare coming out in famiglia, con gli amici o al lavoro; oppure per capire se e quando farlo e in quale modo; oppure ancora per sostenere l’impatto di situazioni di mancata accettazione da parte di persone significative.

 

Soltanto nel 1973 l’American Psychiatric Association (APA) ha tolto l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali incluse nel Manuale Diagnostico delle Malattie Mentali (DSM) e ha introdotto la definizione dell’omosessualità come “variante non patologica del comportamento sessuale), riconoscendo la stessa esposizione alle patologie sia in persone omosessuali che eterosessuali. Nel 1993 anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha accettato e condiviso la definizione non patologica dell’omosessualità.

 

Nel 1998 L’APA “si oppone ad ogni trattamento psichiatrico, come le terapie riparative o di conversione, basato sull’assunto che l’omosessualità sia di per sé un disturbo mentale o basato sull’assunto aprioristico che il paziente debba modificare il proprio orientamento sessuale”. E ancora nel marzo del 2000 l’APA nel “Position statement” sulle terapie mirate al tentativo di modificare l’orientamento sessuale afferma: “recenti e pubblicizzati sforzi di ripatologizzare l’omosessualità affermando che può essere curata sono spesso guidati dal non rigore scientifico o dalla ricerca psichiatrica ma a volte da forze religiose e politiche che si oppongono ai pieni diritti civili per gay e lesbiche. L’APA si propone di rispondere prontamente e appropriatamente come organizzazione scientifica quando affermazioni che l’omosessualità è una malattia vengono fatte da gruppi politici o religiosi”.

 

Tale cambiamento riguardante le principali organizzazioni di igiene mentale non sempre è andato e va di pari passo con le nostre tradizioni sociali, religiose e politiche che hanno il loro DNA imbevuto di omofobia.

 

Non rivelano ciò soltanto gli anatemi continui ma anche le tante cautele e i tanti imbarazzi. Comportamenti e affermazioni comunemente considerati omofobici sono basati su:

- paura,

- imbarazzo,

- pregiudizio,

- disapprovazione.

 

Nel 1972 Weinberg ha coniato il termine omofobia per intendere le reazioni affettive ed emotive di:

  • ansietà,
  • disgusto,
  • avversione,
  • rabbia,
  • paura,  
  • disgusto,

che gli eterosessuali possono provare nel confronto con le persone omosessuali.

 

La discriminazione nei confronti di omosessuali si configura come un pregiudizio il cui nucleo cognitivo, costituito dallo stereotipo, è dato dalle false informazioni e credenze circa la loro presunta

- amoralità,

- immaturità,

- inutilità.

 

L’omofobia è dunque una disposizione negativa, personale e collettiva, psicologica e sociale, nei confronti delle persone e delle esperienze omosessuali e transessuali: dal generico disagio all’avversione esplicita, fino a manifestazioni attive di discriminazione, avversione attiva, deliberata aggressività.

 

L’omofobia si manifesta molto spesso in forma interiorizzata generando nella persona:

  • scarsa accettazione e stima di sé (che può anche raggiungere la forma dell’odio di sé),
  • sentimenti di incertezza, inferiorità e vergogna,
  • incapacità a comunicare agli altri il proprio orientamento e/o la propria identità di genere,
  • convinzione di essere rifiutati,
  • depressione,
  • isolamento,
  • ansia,
  • abuso di alcool e droghe,
  • comportamento passivo,
  • identificazione con gli stereotipi denigratori.

Un crescente numero di ricerche indica il pregiudizio e la discriminazione come fattori rilevanti e misurabili di stress.

 

Lo sviluppo psicologico della maggior parte delle persone omosessuali e transessuali è segnato da una dimensione di stress continuativo, macro e micro traumatico, conseguenza di ambienti ostili o indifferenti, episodi di stigmatizzazione.

 

Questo fenomeno va sotto il nome di minority stress (Meyer e Northridge, 2006; Lingiardi, 2007).

 

Numerose ricerche dimostrano la significativa influenza negativa e diretta del minority stress sulla salute mentale di omosessuali e transessuali: alti livelli di minority stress possono infatti raddoppiare o triplicare il rischio di danno psicologico.

 

Chiunque può essere sottoposto a stress di natura generale ma le persone omosessuali sono facilmente esposte a stress addizionali.

 

La minoranza omosessuale è inoltre diversa dalle altre: difficilmente può contare su modelli positivi di riferimento e difficilmente trova sostegno nella propria famiglia che può anzi assumere atteggiamenti ostili e di rifiuto esplicito. Ancora oggi il bambino e l’adolescente omosessuale cresce perlopiù solo, cercando la comprensione e la conoscenza di sé nei media o nella letteratura. Molto raro e fortunato è l’incontro con adulti facilitanti o comprensivi e solo in un secondo momento arriva l’incontro con altre persone gay, bisessuali, transessuali, transgender, crossdresser, drag queen, queer o intersessuali.

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Dr. Nicola Gammone

psicologo psicoterapeuta,

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